Prenota
la tua stanza

Il Lago della Costa

08 Novembre 2019

Sito UNESCO dal 2011, è la più importante area naturalistico-archeologica dei Colli Euganei.

Incastonato tra le pendici del Monte Calbarina e il Monte Ricco, nel versante sud orientale dei Colli Euganei, il Lago della Costa si presenta come un bellissimo specchio d'acqua azzurra circondato da pendii boscosi, da una fitta bordura di canne palustri e salici, e dalla scura piana di terra torbosa emersa dalle paludi a partire da metà '500 grazie alla bonifica del Retratto di Monselice.

Si tratta del più importante sito naturalistico-archeologico dei Colli Euganei, oltre che del più ampio e noto bacino d'acqua naturale della zona. Alimentato da una sorgente termale, l'acqua sgorga in polle anche ben visibili sulla superficie, alla temperatura di 45°C circa, consentendo al lago di non scendere mai, nemmeno in inverno, sotto i 17–18°C.

Lo si raggiunge sia scendendo dal borgo di Arquà Petrarca in direzione est, che da sud tramite la Strada Provinciale n. 72 che congiunge Monselice a Galzignano. In prossimità del crocevia che conduce verso Arquà inizia infatti il sentiero allestito dall'Ente Parco, segnalato da apposita cartellonistica.

L'importanza dal punto di vista naturalistico-archeologico è senz'altro il motivo principale per la visita di questo sito lacustre.

Lo specchio d'acqua è quanto resta di un lago di più vaste proporzioni. L'abbondante presenza di torba, materiale derivato da resti vegetali di piante in decomposizione prevalentemente di lago o di palude, nei terreni circostanti, oltre a dare un caratteristico colore nero alla terra, testimonia infatti il fatto che il lago fosse molto più esteso di come è oggi e di come, negli anni, si sia andato mano a mano restringendo.

Questi depositi risalgono addirittura al Quaternario e sono stati oggetto di studi per la presenza di pollini fossili di antiche piante che hanno consentito la ricostruzione della paleografia e del paleoclima del territorio dalle glaciazioni fino all'Età del Ferro (circa 10 mila anni fa).

Il sito è interessante anche per la frequentazione di diversi esemplari di fauna locale specialmente uccelli acquatici, anfibi e pesci.

L'Area Archeologica

Da un punto di vista storico il Lago della Costa è di grande importanza per gli interessanti ritrovamenti di reperti archeologici che testimoniano la presenza di insediamenti palafitticoli risalenti all'Età del Bronzo. L'origine del Lago della Costa è infatti molto antica e già in età preistorica il sito risulta frequentato dai primi abitanti dei Colli Euganei.

Tra il XVIII e il XVI secolo a.C., all'inizio dell'Età del Bronzo, in questo piccolo specchio d'acqua era organizzato un vasto insediamento palafitticolo, con capanne a pianta circolare, che sono state abbandonate durante la media età del bronzo (XV-XVI sec. a.C.), probabilmente a causa di eventi legati ai cambiamenti climatici.

I diversi reperti rinvenuti durante varie campagne di scavi (frammenti di vasellame ceramico, manufatti in osso-corno per la pratica della caccia e della pesca, resti di legno fossile lavorato) si possono oggi osservare all'interno del Museo Archeologico Nazionale Atestino ad Este e nella sezione archeologica dei Musei Civici di Padova.

Grazie al valore archeologico, storico, estetico di elevato pregio, nel 2011 il sito palafitticolo preistorico del Laghetto della Costa di Arquà Petrarca è stato riconosciuto come sito di interesse comunitario ed iscritto nelle liste del Patrimonio dell'Umanità UNESCO insieme ad altri siti palafitticoli dell'arco alpino.

Acqua e fango termale

Il Lago della Costa è alimentato da una polla termale di acqua calda, che sgorga sulla parte terminale di una piccola penisola che si protende verso il centro dell'invaso. Un tempo alcuni rivoli di acqua fredda proveniente dai vicini monti contribuivano a garantire il rifornimento idrico, ma il progressivo inaridimento e sfruttamento dei corsi d'acqua per uso agricolo, ha fatto sì che il lago sia oggi alimentato pressoché unicamente dalla polla termale. Per questo motivo l'estensione dello specchio d'acqua è variabile e va gradualmente diminuendo.

La presenza di acqua termale e il fondale limaccioso hanno reso in passato il lago adatto all'estrazione dei preziosi fanghi terapeutici utilizzati presso gli stabilimenti termali di Abano e Montegrotto, che oggi vengono principalmente estratti dal vicino laghetto di Lispida, anch'esso alimentato da polle di acque solforose che hanno acquisito calore grazie al noto circuito idrologico di tipo geotermale.

Il lago delle "sette fontane"

Il Lago della Costa è anche noto come il "lago delle sette fontane", per la presenza appunto di numerose fonti fredde, calde, salate e solforose che lo alimentano. Probabilmente un episodio delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis" è ambientato proprio in questo luogo poiché viene descritta una passeggiata di Jacopo e Teresa "lungo la riva di un fiumicello sino al lago de' cinque fonti".
Intorno al sito sono nate molte leggende e dicerie popolari, legate soprattutto all'aspetto misterioso che assume nella stagione invernale quando il fumo prodotto dal vapore delle sue acque calde lo ricopre di un alone suggestivo.

La leggenda più famosa, ripresa dalla scrittrice Silvia Rodella nel suo libro "Leggende Euganee" narra che in un tempo imprecisato, al posto del lago sorgeva un monastero di frati, dalla condotta iniqua. Un giorno si presentò un mendicante che fu accolto dall'unico fratino di buon cuore; una delle notti seguenti il generoso fratino fu convinto dal mendicante con una scusa ad allontanarsi dal monastero, il quale venne improvvisamente colpito da una violenta tempesta che lo distrusse completamente uccidendo al suo interno tutti i frati peccatori. In corrispondenza delle macerie si formò una voragine che inghiottì le anime impure e cancellò per sempre i resti del monastero.

L'invaso si riempì di acqua bollente alimentata dagli inferi dove giacciono i peccatori.

La buona conservazione del sito e l'importanza comunitaria della storia hanno portato il Laghetto della Costa di Arquà ad essere scelto fra i 937 siti palafitticoli censiti in tutta Europa e ad essere riconosciuto dall'UNESCO. La sfida, ora, consiste nel mettere in risalto questa attrazione naturale-artificiale, scarsamente considerata dal punto di vista turistico nella destinazione Colli Euganei, ma che merita, per contro, l'attenzione di tutti.